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PSICOPATOLOGIA E CRIMINALITA'.
L'ITINERARIO ITALIANO

Lcuiano Bonuzzi

 

INTRODUZIONE

UNA BREVE PREMESSA

LONTANE RADICI

DALL'ETÀ DI MEZZO AI TEMPI MODERNI

VERSO L'ILLUMINISMO

FERMENTI DOTTRINALI ALLE ORIGINI DELL'ETÀ CONTEMPORANEA

CRIMINALITÀ E ORGANIZZAZIONE ANATOMICA

APPROCCI STORICISTI

L'ANTROPOLOGIA CRIMINALE

ACCANTO A LOMBROSO

CONTRIBUTI CLINICI ALLA CRIMINOLOGIA

NUOVI ORIZZONTI

UN TENTATIVO DI SINTESI

BIBLIOGRAFIA

 

Frementi dottrinali alle origini dell'eta' contemporanea

Si usa dire che la medicina italiana del primo 800 attraversa un periodo di grave e profonda crisi. Si tratta di un parere pessimista e riduttivo in quanto è ben vero che la ricerca non ha più l'originalità dei tempi di Morgagni ma la medicina vive ugualmente un periodo di intenso fervore dottrinale alla ricerca di una coerente dimensione antropologica, di rinnovate direttive metodologiche e di un incisivo spazio civile. In questo periodo, del resto, la medicina deve misurarsi con i nuovi indirizzi maturati dopo le ricerche neurofisiologiche di Haller che falsificano l'antropologia del primo 700, ancora sospesa fra umoralismo e meccanicismo cardiocetrico. La fiducia nel metodo d'osservazione, che ha dato grande impulso all'anatomia, invita poi ad enfatizzare il mondo dello sguardo anche se, proprio con l'enfasi di questo approccio, risultano entificati aspetti esistenziali che visibili non sono. Si aggiunga infine che la medicina, dopo l'illuminismo e soprattutto dopo la grande Rivoluzione, è alla ricerca di un compito civile che era del tutto estraneo alle aspettative pubbliche del passato.

L'Italia - occupata dal Bonaparte, trascinata nelle guerre dell'Impero, pacificata con le divisioni politiche della Restaurazione - vive decenni di sommerse tensioni civili mentre la medicina deve misurarsi con le suggestioni culturali maturate al di là delle Alpi: con l'illuminismo, con il materialismo anatomico di Gall, con lo storicismo idealista.

L'igiene pubblica e la medicina legale testimoniano, chiaramente, le nuove dimensioni civili, mentre il fiorire degli studi storico-critici avverte quanto sia profonda l'esigenza di cogliere il fondamento della pratica professionale. La medicina legale, in particolare, è oggetto di una revisione radicale: fondata sul naturalismo, guarda infatti al cittadino che ormai muove in uno stato di diritto mentre il discorso sulla criminalità, che costituisce il capitolo centrale della disciplina, diventa un discorso sull'uomo sollevando il dibattito sulla peculiare organizzazione naturale che sottende il comportamento trasgressivo.

Il bisogno di rinnovamento che, a questo livello, coinvolge il mondo sanitario italiano è attivato, come è ben comprensibile, soprattutto dalla cultura fiorita in Francia, con l'opera di Foderè, ma anche in Germania con gli studi di Curzio Sprengel.

L'impegno storico-critico e teoretico che lungo la penisola accompagna e sottende la rinascita della medicina legale è testimoniato dalle fatiche di Miglietta, di Freschi e di Puccinotti che si occupano sia di storia (68) che di medicina legale.

Miglietta, docente di storia della medicina a Napoli, cura l'edizione italiana del Trattato di medicina legale e d'igiene pubblica etc. di Foderè. Ma l'interesse del pubblico italiano, come si è ricordato, non si limita alle opere francesi; ben presto sono infatti tradotte anche le Istituzioni di medicina legale di Curzio Sprengel, l'illustre storico tedesco. L'importanza che viene ora attribuita alla storia traspare anche da segni marginali; Francesco Freschi, autore di un trattato di medicina legale, si presenta infatti sul frontespizio del proprio manuale come il "continuatore della storia prammatica della medicina di C. Sprengel". Di Puccinotti, infine, l'impegno storico-medico, anche in veste di docente a Pisa, è notorio e, senza dubbio, prevalente sulle fatiche dedicate alla medicina legale. La storia della medicina, con l'illuminismo, non è più mera ricostruzione bibliografica o cronaca annalistica ma acquista, infatti, valenze critiche, epistemologiche e civili, che orientano tutta la prassi medica, dalla ricerca all'organizzazione legale della professione.

Miglietta nel presentare l'opera di Foderè lascia intendere di voler contribuire con la sua fatica editoriale all'incremento di felicità della nazione valorizzando quell'incontro del diritto con le scienze della natura che sostanzia il trattato che offre, con adeguato commento ed opportune integrazioni, al lettore italiano.

In effetti Foderè, ispirato agli ideali più maturi dell'illuminismo, guarda alla natura per valorizzare la sintonia fra salute e felicità sociale. In questa prospettiva, il medico, un naturalista che sa di anatomia e di patologia, è l'esperto meglio legittimato per esprimere un parere coerente in tema di salute e di salute mentale al fine di elaborare un corretto e illuminato incontro fra medicina e diritto. Per Foderè la salute mentale coincide con la capacità di condividere il modo di ragionare degli altri uomini, mentre nel delirio affiora un errore di giudizio che porta alla disarmonia nella comunicazione interpersonale. Questo disturbo, che impone alla legge la protezione degli insensati, è fondato sulla disorganizzazione dell'ordine somatico. Foderè, ad ogni modo, fra le cause che possono portare al disturbo nella comunicazione e nella convivenza sociale non considera il solo ruolo delle più classiche sindromi cliniche ma anche quello delle passioni sfrenate, come quella amorosa, e la spinta nefasta di istinti depravati o l'incontrollabile risposta a bisogni imperiosi attivati da quegli stimoli che mirano alla conservazione individuale e al mantenimento delle specie. E' ben vero - argomenta Foderè - che l'educazione può moderare le passioni più violente ma vi sono impulsi che trascendono il margine della possibile libertà. Nella valutazione del rapporto fra libertà individuale e fatali condizionamenti indotti da cogenze di ordine naturale non è, in ogni modo, corretto elaborare pareri astratti ma bisogna invece considerare adeguatamente, accanto al corpo, anche le influenze ambientali, del suolo e del clima; in questa prospettiva, ad esempio, risulta adeguata e motivata la particolare mitezza delle leggi piemontesi in tema di ubriachezza là dove una severità astratta, immemore "della natura del suolo e del genio degli abitanti", non avrebbe che esasperato la situazione.

Foderè sa bene che "ogni misfatto procede da follia; ogni crudeltà, ogni brutalità, ogni vendetta, ogni ingiustizia è follia; colui che vi si è abbandonato, ha perduta in quell'istante la sua ragione; il suo cervello ha avuto una malattia accidentale. Ma questa opinione sì nobile, che può essere utile per regolare i costumi e mettere un freno alle passioni disordinate, per insegnare agli uomini che la virtù è la perfezione della ragione, come la ragione fa essa stessa la perfezione della natura umana; questa opinione, io dico, non può prevalere nella società per indebolire l'orrore del delitto, e sottrarlo ai gastighi imposti dalla legge, quando è provato che colui che l'ha commesso, aveva un grado di ragione sufficiente per conoscere la differenza del bene e del male, e reprimere le sue passioni" (69).

Natura, istinti, ragione e società sono i grandi temi che sostanziano l'antropologia illuminista fornendo le coordinate per interpretare l'abnorme psichico e i suoi rapporti con il crimine che risulta pertanto sotteso da una evidente complessità causale che impone la più grande cautela interpretativa. Foderè, in effetti, considerando il rapporto fra crimine ed abnorme psichico si sforza di bilanciare libertà e necessità, protezione individuale e difesa sociale.

Se l'ampio trattato di Foderè, edito in più volumi fra il 1819 e il 1823, mette a disposizione della cultura italiana il pensiero medico-legale maturato in Francia negli ultimi decenni, la citata monografia di Sprengel, tradotta nel 1817, mostra invece i problemi affiorati nell'ambito dell'illuminismo tedesco dove la scontata professione di naturalismo è accompagnata da allusioni esplicite al pensiero kantiano. Sprengel pur valorizzando, come Foderè, la professionalità del medico insiste peraltro nel distinguerne chiaramente l'ambito di competenza rispetto a quella del giurista per non inquinarne la neutralità operativa. Attento all'insegnamento kantiano, per dire del rapporto fra psicopatologia e criminalità Sprengel parla poi di malattie dello spirito, quelle "che tolgono la coscienza di sé e la libera volontà" e riducono pertanto l'imputabilità quando, dopo attenta considerazione dell'ampiezza e della qualità di eventuali "intervalli lucidi", la coscienza e la capacità di giudicare risultano effettivamente oscurate (70).

Nel primo 800, ad ogni modo, accanto agli scritti francesi e tedeschi non mancano i contributi medico-legali che, pur attenti alla cultura d'oltralpe, sono autenticamente italiani; tali sono i saggi di Barzellotti, di Freschi e quello, notissimo, di Puccinotti. In queste opere, edite durante la Restaurazione, si delinea una progressiva distanza dall'idea illuministica di natura; questo relativo distacco dal mito della natura, interpretata alla maniera illuministica, si accompagna poi ad una nuova attenzione per le ragioni dello spirito.

Barzellotti, il primo docente toscano di medicina legale, viste le difficoltà di coniugare la medicina con il diritto dà enfasi al momento "artistico" della disciplina rispetto a quello rigidamente scientifico. Sul piano teoretico guarda a Zacchia piuttosto che agli autori più moderni. Barzellotti, del resto, pur conscio dell'immutabilità della "Natura", sa bene quanto siano mutevoli le convenzioni ed i costumi umani. Il confronto fra natura e cultura, fra scienza e diritto, che intona la medicina legale rende, pertanto, dilemmatica ogni coerenza epistemologica. La difficoltà è palese nel tentativo di definire la salute mentale; tanto più che Barzellotti non intende prendere posizione sulle proprietà dell'anima e, nel contempo, lascia ai neurofisiologi sia la competenza in merito alla sede dell'anima che in merito al funzionamento del cervello. La prospettiva di Barzellotti, dichiaratamente estranea alla metafisica ed alla fisiologia, è sociologica. Con queste riserve dottrinali, la sanità mentale, con l'implicita libertà nell'esercizio delle facoltà intellettuali, si coglie piuttosto nella sintonia dell'esistenza con gli ordinamenti della società e della tradizione. Il delirio e la fatuità, intrinsecamente estranei al contesto di una corretta comunicazione sociale, invocano comunque la tutela giuridica dei malati di mente quando infrangono l'ordinamento che regge la convivenza civile. Questa protezione, che va accordata dopo attenta esclusione della simulazione, deve però accompagnarsi alla perdita di quei diritti che definiscono il cittadino (71). Molti segni, dalle preferenze bibliografiche al disegno teoretico, rivelano che nel pensiero di Barzellotti l'illuminismo ha perso qualche mordente anche se la dichiarata preoccupazione per la tutela civile del malato di mente è un tema caro al garantismo illuminista.

In effetti, cautele perbeniste, reticenze dubbiose e perplessità teoretiche sembrano, in qualche modo, oscurare la chiarezza e il razionalismo dei lumi. D'altra parte le norme giuridiche che intonano la vita del Paese, diviso in minuscoli staterelli regionali, sono molteplici e non sembra davvero facile proporre soluzioni monolitiche. In questo mondo, dove la secolare passione per il commento ha sempre mantenuto un vigore inesauribile, Freschi (72) confronta i codici dei vari stati; ma il suo saggio, sostanzialmente imbevuto di cultura giuridica, piuttosto che la natura e l'antropologia analizza le prospettive civili, politiche e sociali, che regolano il rapporto fra medicina e diritto, fra psicopatologia e criminalità.

Anche nell'Italia del primo 800 non mancano peraltro prese di posizione scoperte per guardare in modo coerente al fenomeno della criminalità con cui si confrontano sia le teorie frenologiche che quelle ispirate allo storicismo.



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