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"Outsideof a dog, a book is a man's best friend.
Insideof a dog, it's too dark to read."
GROUCHOMARX

Autore:Giovanni Stanghellini
Titolo:Antropologia della vulnerabilità
Milano,Feltrinelli, 1997,

L'autore inquesto ricco e articolato testo, ricostruisce prendendo spunto dall'analisidel concetto di vulnerabilità - e cioè uno degli organizzatoriforti delle attuali conoscenze psichiatriche - il percorso e l'evoluzionedella psichiatria antropologica. Come spiega nell'introduzione, mentrenel primo capitolo tratta estesamente della nozione clinica di vulnerabilità,nei capitoli successivi analizza le varie ramificazioni teoriche dellepsichiatrie antropologiche. Tra queste quella che si protende maggiormentenello spazio
dell'antropologiafilosofica è l'opera di sulla persona dello schizofrenico.La nozione di persona (focus dell'indagine di Wyrsch sulle schizofreniee oggetto del sesto capitolo) è esplicitamente mutuata da Max Scheler(1928): la persona è dunque "Il centro dal quale l'uomo esegue gliatti ttraverso i quali oggettiva il mondo, il proprio corpo, la propriapsiche". La persona ordina corpo, mondo e psiche e dirige gli istinti,traendo la propria dynamis dalla sublimazione delle istanze pulsionalistesse. L' antropologia di Scheler trova la propria continuazione filosoficaanche in Plessner e Gehlen. Il primo pone con enfasi al centro del propriodiscorso la metafora della posizionalità e conseguentementel' eccentricità come determinazione fondamentale dell'uomo.
"L'uomo,il singolo, non è mai interamente ciò che è", ed èin questo scarto tra l'uomo e il suo centro che si inserisce una dialetticache culmina nella conoscenza e nel possesso di sé, ovvero nell'operazione autoriflessiva della coscienza nel "dover prendere posizionerispetto a sé stesso" (Gehlen, 1944) che segna la condizione esistenzialedell'uomo gettato nel mondo. L'autore poi, sottolineando i limitidella speculazione fenomenologica, che da una posizione di aristocraticodistacco dalla contemporaneità - pervasa da un riduzionismoontologico oltre che
metodologico- rischia di naufragare nell'atteggiamento di un anacronistico ascetismo,prende in esame un elemento cruciale della psicopatologia antropologica:l'idea di continuum sintomatologico e sindromico rispetto al concettodi vulnerabilità.
Il concettodi continuum fa riferimento all'ipotesi secondo la quale i fenomeni psicopatologici sono meglio descrivibili come tipi pregnanti lungo i gradientiquantitativi, piuttosto che come entità discrete. Già nel1969 J. S. Strauss pubblicò un originale lavoro dimostrando cheallucinazioni e deliri erano assai meglio documentabili facendo uso diun
modello dimensionalepiuttosto che discreto-categoriale; sui rilievi empirici di questo tipodi ricerca ha successivamente cercato di edificare una "nuova psichiatriadinamica". Il continuum sintomatologico e i principi che regolanole transizioni lungo un percorso psicotico sono in definitiva due aspettidella medesima impostazione teorica: infatti se esistono transizioni fluidetra i sintomi e non cesure tra momenti successivi del percorso psicopatologicoindividuale è perché c'è un soggetto - la personaappunto - che media e costituisce modellando in forme diverse unsoggiacente disturbo unitario. I principi della continuità e delletransizioni tra sintomi e sindromi sono congruenti con l'idea di una psichiatriaantropologica: anzi ne costituiscono il presupposto clinico-empirico
fondamentale,dando il giusto rilievo al ruolo della persona che si confrontacon la matrice soggettiva della vulnerabilità.


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