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Patrick Mc Grath ,"Port Mungo", Ed. Bompiani, 2004, pag. 297, EURO 16

Marcella Senini

 

Nuovamente Patric Mc Grath conferma, con questo suo ultimo romanzo, un’ampia conoscenza della mente umana e dei complessi meccanismi che sottendono alla patologia psichica.

Nel libro si articolano passioni tumultuose e ingestibili descritte con stile gotico ed estensioni spazio temporali incalzanti; un’analisi psicologica che si dipana tra arte e follia.

Il complesso ritratto dei personaggi rispecchia il clima dei Carabi. Port Mungo è il luogo dove si svolge il dramma centrale, attorno al quale ruotano in modo opprimente, vischioso e febbrile, come il clima afoso dei tropici, amori morbosi e incondizionati, che sfuggono ad un controllo cosciente e che segnano in modo indelebile le vite di ognuno.

L’amore esclusivo della sorella Gin per il personaggio principale Jack, quello di quest’ultimo per la moglie una donna di gran lunga più grande ed emotivamente irraggiungibile, il rapporto morboso e conflittuale di Jack con la figlia Peg che morirà, a soli sedici anni, anneata nella palude.

Tutto il racconto prelude al dramma, districandosi in un sottile ma pregnante ed instancabile gioco di nevrosi e sentimenti, trasparenti solo in apparenza.

Come dalle acque melmose della palude emerge il cadavere della figlia di Jack la narrazione si snoda fino a far emergere una verità mortifera.

Sin dalle prime pagine compare un senso di ambiguità, che sottende a qualcosa di inspiegabile, finché non viene a galla l’evidenza che rovescia ogni certezza, tutto appare diverso da ciò che è in realtà.

Un’intera vita vissuta da personaggi i cui destini hanno in comune una menzogna che, svelata, porterà a riconsiderare ogni cosa e persona, ma soprattutto alla tragedia inevitabile.

Il destino dei protagonisti si fa infatti via via meno controllabile, prevalgono valenze istintuali legate ad antiche risonanze inconsce che si delineano con tratti sempre più marcati fino al loro compimento. Il fantasma dell’incesto viene agito, il compromesso non è stato possibile.

Mc Grath sembra sostenere le opinioni di Freud secondo cui " L’Io non è padrone in casa propria" e che il destino dell’uomo è dominato da una coazione a ripetere che sfugge al controllo dell’organizzazione cosciente. .

I confini tra Eros e Thanatos si annullano quando non è possibile soddisfare il desiderio in modo allucinatorio fino a sfociare nella perversione, come nel caso di Jack, il cui appagamento istintuale patologico porta all’inevitabile conclusione drammatica che sconvolge l’esistenza di tutte le persone coinvolte.

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