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Immagini della melanconia dall'Antichità all'Età Moderna **

di Antonella Mancini *

* Psicoterapeuta, docente presso l'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, redattrice di "Psicoterapia e Scienze Umane" (indirizzo: Loc. Bacezza Case Sparse 6, 16043 Chiavari (Ge).

** La relazione è stata tenuta a Firenze l'8 ottobre 1999 nell'ambito del seminario intitolato "Infida immagine saturnina". Immagini della malinconia dall'Antichità all'Età Moderna, organizzato dal Centro Studi Storici di Psicoanalisi e Psichiatria e dal Centro di Documentazione per la Storia della Sanità Fiorentina.

Riassunto

Attraverso la proiezione di immagini tratte dalla tradizione figurativa viene ripercorsa la storia della melanconia. Le sue vicissitudini permettono di situare nel Medio Evo il momento centrale in cui si delineano le nozioni di introspezione, soggettività e responsabilità individuale. Queste concorrono alla formazione del concetto occidentale di mondo interiore, così come siamo soliti intenderlo oggi .

Nota

Il testo che segue costituisce l'accompagnamento e il commento alla proiezione di 80 diapositive, tratte dall'archivio di A. Mancini. Per ragioni tecniche se ne propone una scelta limitata che privilegia le incisioni, cioè un repertorio iconografico già tardivo rispetto al tema trattato. Il tema della relazione trae spunto dal libro dell'autrice: <<Un dì si venne a me malinconia...>>. L'interiorità in Occidente dalle origini all'età moderna (Milano, F. Angeli, 1998).

Indice:

1. Introduzione

2. L'ambiguità originaria della melanconia

3. La melanconia nella medicina medievale

4. La melanconia come Vizio

5. La melanconia nella poetica cavalleresca e nella cultura folklorica

6. La melanconia nella nuova pastorale cristiana

7. La melanconia come "male di vivere"

 

1. Introduzione

[vedi immagine n° 1: Dürer, Melencolia I; n° 2: Ripa, Malinconia ] Le immagini che avete appena teminato di vedere hanno in comune atteggiamenti, posture e gesti fatti di abbandoni e ripiegamenti su se stessi che, nel nostro modello di cultura, non esitiamo a riconoscere come melanconici.

Anche se l'accostamento di soggetti diversi e con significati così distanti tra loro può apparire discutibile, preferisco prendere l'avvio dalla persistenza delle modalità iconiche, per vedere nel corso della proiezione che cosa si svolge sotto l'apparente costanza del linguaggio non-verbale. La melanconia infatti è un concetto privo di un volto univoco e tale da sottrarsi ad un affrettato schematismo definitorio.

Mi sono rivolta alla melanconia perché seguendo l'evolversi di questa figura nell'orizzonte simbolico e culturale dell'uomo occidentale possiamo ricostruire alcuni passaggi cruciali della nostra storia mentale: come si sono sviluppati la capacità di introspezione e il senso di responsabilità individuale, come si è scoperta la dimensione interiore, come è emersa la soggettività quale la intendiamo comunemente oggi.

Il periodo cui farò riferimento è il Medio Evo. E' qui infatti che prendono forma atteggiamenti mentali, modi di sentire e di pensare nuovi, che daranno vita all'interiorità in senso moderno.

I medici qui presenti - che ringrazio insieme con tutti gli altri per essere venuti - potranno sentirsi delusi, perché nella storia della melanconia che racconterò aiutandomi con le immagini, la medicina finisce con l'avere un ruolo marginale. Ma saranno confortati dal vedere come un concetto, che è nato dalla medicina e dalla medicina ha tratto quelle peculiarità che lo accompagnano ancora oggi, abbia debordato dai suoi limiti originari sino a pervadere tutti i campi della cultura e della quotidianità, mantenendo così intatta la propria vitalità.


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