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Stefano Anastasia, Patrizio Gonnella — Inchiesta sulle carceri italiane — Carocci editore. Pagg 236, Euro 16.60

Questo libro contiene i risultati di tre anni di visite, interviste ed osservazioni compiute da parte dell’Osservatorio sulle condizioni di detenzione dell’associazione Antigone nelle carceri italiane allo scopo di informare, prevenire e sensibilizzare, cioè per "rendere le galere, di per sé opache e poco inclini alla trasparenza, meno oscure e violente".

Il volume è il secondo rapporto sulle condizioni di detenzione — il primo è uscito nel 2000 con il titolo "Il carcere trasparente" per Castelvecchi - e in esso vengono presi in esame in modo dettagliato tutti gli aspetti della carcerazione in Italia, con riferimenti statistici aggiornati al 2001.

I primi quattro capitoli sono dedicati alla descrizione dei soggetti detenuti (stranieri, tossicodipendenti, donne e minori), la seconda parte agli aspetti di gestione e di politica penitenziaria (nuove normative, assistenza sanitaria, lavoro, investimenti, personale penitenziario e sua formazione), l’ultima parte propone brevi descrizioni di alcune carceri italiane e straniere insieme a riflessioni sulla inviolabilità dei diritti umani e sul suo venire meno in circostanze etichettate come "eventi critici".

"Osservare il sistema penitenziario è già agire in esso, dando un contributo alla sua evoluzione": sono parole dell’introduzione di Mauro Palma, presidente onorario di Antigone e componente italiano del Comitato europeo per la prevenzione della tortura. I luoghi di carcerazione, luoghi dell’assoluta visibilità di chi è rinchiuso (sul modello del Panopticon di Jeremy Bentham), devono poter essere a loro volta osservati dall’esterno e questa è la premessa fondamentale del lavoro dell’Osservatorio: "Nessuno deve temere che fuori si sappia ciò che accade dentro". Osservare non è ispezionare e non è neppure effettuare un semplice censimento statistico. Osservare significa anche proporre chiavi di lettura attraverso cui individuare i punti critici, i limiti, le mancanze e gli aspetti positivi di un sistema che si propone una duplice finalità, la reclusione (la punizione coincide, ma non solo, con la privazione della libertà) e la rieducazione.

In quest’ottica sono molto stimolanti le osservazioni riferite ai minori ed al dibattito in corso in merito alla loro imputabilità (si veda il DDL 727). Partendo dal dato della diminuzione della delinquenza minorile negli ultimi 10 anni, gli autori propongono una riflessione condivisibile sulla necessità di valutare attentamente l’opinione di chi ritiene che quella della criminalità minorile sia una vera e propria emergenza sociale (attribuita alla cosiddetta "precoce maturità" manifestata dai minori) e di salvaguardare le caratteristiche del sistema penale minorile, vale a dire la maggiore attenzione dedicata all’aspetto rieducativo della pena in confronto a quello afflittivo.

Meritano un cenno anche le considerazioni sul presunto miglioramento delle condizioni di esecuzione della pena. Se sul piano degli interventi legislativi qualche progresso è stato compiuto (si vedano la normativa di riordino della medicina penitenziaria, quella relativa ai soggetti affetti da malattie particolarmente gravi, quella per potenziare l’attività lavorativa dei detenuti e quella in favore delle detenute madri), è sul piano delle riforme strutturali che molto resta da fare: "mutare le condizioni di abitabilità delle strutture penitenziarie o assicurare standard di assistenza paragonabili a quelli offerti alla generalità della popolazione a costo zero, senza stanziare fondi, ne rende non aleatorio il successo, ma certo il fallimento". Ed il possibile ricorso all’iniziativa privata nella esecuzione penale — realtà consolidata in altri paesi, come gli USA — non appare una soluzione praticabile.

Il carcere è una realtà con cui è difficile fare i conti, è un’istituzione che evoca pregiudizi e luoghi comuni, oltre alla disillusione e all’impraticabilità di progetti ambiziosi. È una realtà che comunemente confiniamo nell’oblio.

Questo libro offre uno spazio di riflessione su questo "mondo chiuso ed oscuro" rendendocelo un poco più familiare ed obbligandoci a interrogarci sulla contrapposizione tra diritti fondamentali della persona e diritto alla sicurezza della collettività, sulla finalità del punire e sulle modalità del rieducare, sui motivi dell’indulto, sul valore e sulla necessità di attuare misure alternative alla detenzione.

FRANCESCA SARTORE

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