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da Il Messaggero, Sabato 18 Maggio 2002

Psichiatria, Sirchia: «Diagnosi in ritardo»

di CARLA MASSI

ROMA - Domenica scorsa 12 maggio era la "Festa della mamma". Ha maledettamente scelto quel giorno, Loretta Zen, 31 anni di Santa Caterina Valfurva, per infilare sua figlia di 8 mesi nella lavatrice insieme ai panni sporchi. Ha chiuso lo sportello, ha messo il detersivo e ha premuto il pulsante di avvio. Solo l’arrivo del marito con l’altra figlia di 11 anni ha evitato che la piccola Vittoria, vestita con la sua tutina rossa, arrivasse al programma centrifuga che l’avrebbe anche sfigurata. Loretta è stata trovata imbabolata accanto alla lavatrice, al marito ha farfugliato qualcosa senza senso. Cinque giorni dopo, ieri, un’altra giovane donna di Imola, 34 anni, ha accoltellato e ucciso la figlia di 7 anni. Subito dopo si è tolta la vita usando lo stesso coltello. Sui due fatti, inoltre, aleggia in modo drammatico la vicenda di Cogne. La storia di Anna Maria Franzoni, finita in carcere e poi fatta uscire con il sospetto di aver ammazzato Samuele, suo figlio di tre anni. Tre drammi in cui tutte le protagoniste avevano, nei modi diversi, chiesto aiuto ai servizi di psichiatria.
LA COMMISSIONE
Ventiquattro ore dopo il fatto di Santa Caterina Valfurva il ministro della Salute Girolamo Sirchia ha deciso di convocare d’urgenza la commissione per la Salute mentale. Per mettere a punto un nuovo piano anti-depressione, una patologia psichiatrica in continua crescita. Bastano pochi numeri per dipingere il fenomeno: l’8% della popolazione soffre di depressione maggiore; il 2,9% di quella minore; il 27,1 accusa sintomi depressivi. «E’ ora di finirla di tollerare episodi come quello del bambino ucciso nella lavatrice - commenta il ministro -. I malati di mente sono abbandonati al loro dolore e alle loro famiglie. Dobbiamo fare presto». Per questo ieri si è tenuta la riunione al ministero dei quaranta componenti della commissione.
GLI SPORTELLI
Dal ministro Sirchia è arrivata una proposta che ora, gli esperti, dovranno organizzare nelle Asl: aprire nuovi sportelli di assistenza psichiatrica in ogni quartiere per fronteggiare le emergenze. Ad organizzare questi punti di aiuto, soprattutto per le patologie che emergono improvvisamente, dovranno essere organizzate e gestite dalle associazioni volontarie dei parenti dei pazienti o da persone che sono uscite dalla malattia. Una sorta di "pronto soccorso" della psiche dove al paziente può essere dato aiuto nel momento stesso in cui sta male. Tutto sarà in mano al volontariato che, in vari modi, dovrà fare riferimento di dipartimenti di salute mentale che sono presenti in ogni Asl. Gli sportelli dovrebbero riuscire a coprire un bacino di utenza che va dai 10 ai 15mila abitanti.
CURE A DOMICILIO
«Dobbiamo puntare sui servizi domiciliari - spiega il ministro Sirchia - anche per quelle persone che non stanno troppo male. Partiamo con la sperimentazione degli sportelli. Bisogna utilizzare il principio di sussidiarietà che consiste nell’organizzare le famiglie in modo che queste possano utilizzare le risorse dello Stato e si possano trovare i modi migliori per risolvere i loro problemi». Obiettivo principe: l’emergenza. «Certe malattie vengono riconosciute troppo tardi - aggiunge - e i danni li abbiamo sotto gli occhi». Al progetto sarà destinato il 5% delle risorse sanitarie delle Regioni.
L’EMERGENZA
Si domanda il sottosegretario alla Salute Antonio Guidi: «Perché per il male fisico esistono tante strutture di emergenza mentre per il male della mente quasi nulla? Non è possibile che chi ha un infarto riceve un intervento tempestivo mentre chi ha una sindrome depressiva deve aspettare anche tre settimane».
MANCA PERSONALE
I progetti, comunque, si scontrano con una cronica carenza di personale. In Italia esistono 230 dipartimenti di salute mentale, ma sono quasi 8000 i posti vuoti. Poco più della metà sarebbero destinati ad infermieri.

Rubrica realizzata in collaborazione con

Associazione Laura Saiani Consolati - BRESCIA
http://www.psichiatriabrescia.it

COLLABORAZIONI

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