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2. L'idea sottesa all'impegno di ridefinizione precedentemente enunciato èche sia il caso di fuoriuscire dal ricatto esercitato dall'assunzione dischemi di concettualizzazione tanto condivisi quanto sprovvisti diautentico potere interpretativo ed esplicativo. E' il caso dello schemacostruito attorno all'esigenza di analizzare "gli effetti dei media ingenerale sui bambini in generale". Viene da chiedersi, ogni volta che informe più o meno ingenue viene proposta una simile ottica: quali sono imedia di cui si discute, e, soprattutto, a quale bambino vien fattoriferimento? Già rispondere onestamente a questi interrogativipregiudicherebbe l'accettazione degli esiti ai quali generalmente conducel'adozione dello schema.
Ci sarebbe invece da indagare il tipo di mentalità (per molti aspetti"infantile", come vedremo) promossa dalle macchine, adottando dunque unoschema per certi versi contrario, in quanto orientato a documentare "glieffetti dei bambini di oggi sui media di oggi".
E ci si troverebbe allora a misurarsi non tanto con i testi di unatradizione scientifica coerente con scenari assai diversi da quelloattuale, quanto con i contesti materiali dentro i quali dar corpo ariflessioni antropologiche e psicologiche più vicine al presente, ed ancheindicazioni per un'azione pedagogica contemporanea all'età storica cheadulti e bambini vivono: contesti di vita che sono appunto storici,scaturiscono da trasformazioni non superficiali nei comportamentiindividuali e collettivi e nei modi di rappresentarsi il mondo, e che peressere colti e valorizzati nel loro portato filosofico richiedono modalitàoriginali di lettura e d'interpretazione.
In questo quadro il ruolo assunto dai media non coinciderebbe con lasemplice "trasmissione" di conoscenze altrimenti elaborate, ma avrebbe ache fare con la promozione di una forma originale di conoscenza,irriducibile a quelle note e in buona parte consacrate dall'articolazioneche i saperi sono andati assumendo nella cosiddetta civiltà della stampa.

2.1. Nei confronti dei problemi filosofici (quello che sto sollevando qui èin primo luogo un problema filosofico) sono possibili, e di fatto vengonopraticati, due approcci: quello di chi intende affrontarli e portarli asoluzione come se fossero dei dilemmi, e a questo propoposito usa degliattrezzi che considera dotati di solidità, e quello di chi si propone diindagare i contesti entro i quali tali problemi si sono sviluppati, cioè lecondizioni che li hanno resi possibili (Sparti, p. 14).
Relativamente alnostro tema e alla centralità assunta dallo schema degli "effetti dei mediasui bambini": in un caso, il primo, si tratterà di attenuare quella che siconsidera la parte negativa di tali effetti (il dibattito sullaregolamentazione delle emissioni televisive e sul libero accesso a Internetsi inscrive qui); nel secondo caso ci si chiederà preliminarmente diindagare attorno alla nuova domanda di conoscenza ed esperienza (anche daparte dei soggetti infantili) di cui i media sono espressione econseguenza.

Qui faccio mia questa diversa ottica (vedi punti 5.1 e 6.1).
Non perché sia migliore dell'altra, ma perché evita l'ingabbiamento dentrouna cornice culturale data, e pone in discussione proprio quella stessacornice. Nel caso che sto trattando, essa non accetta la presunta soliditàdello schema degli effetti, né dà per sicure idee sui media e sui bambiniche invece richiederebbero un supplemento di analisi (per contattarediversi paradigmi di identificazione del bambino si vada al punto 3.1).
Relativamente all'opportunità di dotarsi di paradigmi di interpretazionedei media meno ingenui di quelli correnti, mi corre l'obbligo diesplicitare i quadri di analisi scientifica ai quali faccio direttoriferimento: si tratta, per un verso, dei contributi classici dellacosiddetta "scuola di Toronto" (in particolare, Ong e Havelock) e, perl'altro, delle prospettive aperte da alcuni "liberi pensatori" che,sfidando le imperanti forme di perbenismo mediale, dedicano impegno einvestono spregiudicatezza nel contattare e concettualizzare il grosso nododell'intelligenza tecnologica (da Lèvy a Papert, dalla Turkle adAbruzzese).

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